Scuola di Canto all’italiana

Scopri la Scuola di Canto all’italiana a Bologna e Milano.
Un’offerta formativa di alto livello rivolta a tutti, dal principiante al professionista, per ogni genere musicale.

Non hai mai cantato ma ti senti portato e vorresti scoprire le potenzialità della tua voce?
Sei un cantante e vorresti migliorare la tua vocalità attraverso un percorso che ti prepari in modo serio e professionale?

 

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PROSSIME AUDIZIONI
Sede di Milano e Bologna: audizioni aperte, su appuntamento

 

Per ricevere informazioni o prenotare un’audizione puoi scriverci alla mail info@vocediluce.it, contattarci al 346 77 76 367, oppure compilare il modulo qui sotto:

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Facciamo sul serio! In questa pagina troverai molte informazioni che ti permetteranno di capire il livello di preparazione dei nostri insegnanti e la qualità dei loro insegnamenti. Puoi leggere anche il nostro blog, curato dal nostro direttore e insegnante, il Maestro Antonio Juvarra.

 

 

La scuola di Canto all’italiana

La scuola prevede diversi livelli che non hanno necessariamente durata annuale. Il livello di appartenenza e il passaggio di livello saranno decisi dagli insegnanti.
Fino al 3° livello lo studio sarà focalizzato sulla tecnica vocale, dopodiché si approfondirà il lavoro sul repertorio assieme ad un musicista accompagnatore.
Sarà possibile affrontare qualsiasi tipo di repertorio: lirico, musica da camera, jazz, rock, pop…

CORSO PROPEDEUTICO
Per chi comincia, per chi non ha mai preso lezioni di canto, per chi non sa ancora se vuole diventare un professionista ma ha buone attitudini.
Si accede tramite audizione.
4 lezioni al mese con Debora Natoli + una lezione ogni 3 mesi con il M° Juvarra

SCUOLA DI CANTO ALL’ITALIANA
Percorso per chi aspira a diventare un professionista.
Si accede tramite audizione.
Livello 1
1 lezione al mese con il M° Juvarra + 3 lezioni al mese con Debora Natoli
Livello 2
2 lezioni al mese con il M° Juvarra + 2 lezioni al mese con Debora Natoli
Livello 3
2 lezioni al mese con il M° Juvarra + 1 lezione al mese di studio del repertorio con musicista accompagnatore + 1 lezione al mese con Debora Natoli

In alcuni casi, Debora Natoli potrà sostituire il M° Juvarra e viceversa.

Al termine del percorso all’interno della Scuola di Canto all’italiana verrà rilasciato un attestato di frequenza.

Per i professionisti verrà concordato un piano di studi personalizzato.

A Bologna, le lezioni si svolgeranno in
via Galliera 64/A – 40138 Bologna, presso:

A Milano, le lezioni si svolgeranno in via Reinach 7
MM3 Maciachini – Tram n.4 (Cairoli-Niguarda)
fermata Piazza Nizza, a 2 fermate da MM3 Maciachini, presso:

Milano music zone STRETTO

 

Il Canto all’italiana (o belcanto)

Viviamo in un’epoca in cui si assiste continuamente al proliferare di nuove tecniche e metodi vocali, quasi tutti ispirati alla moderna ideologia scientifico-meccanicistica. Il risvolto paradossale di questa situazione è che contemporaneamente si sta perdendo sempre più la percezione e la consapevolezza di quella superiore forma di canto che è passata alla storia con il nome di “belcanto” e i cui sinonimi sono i termini “canto all’italiana”, “canto sul fiato”, “canto a risonanza libera”, “emissione vocale fisiologica”.

Potremmo definire il belcanto una tecnica vocale universale (che, in quanto profondamente naturale, non è limitata al repertorio classico), caratterizzata dal più alto livello di efficienza acustica e fisiologica, ciò che solitamente viene espresso col concetto di massima resa e minimo sforzo. Da un punto di vista acustico la sua manifestazione più importante è la cosiddetta “risonanza libera”, che è l’elemento che lo distingue strutturalmente dalle mille forme di risonanza forzata, più o meno gravi, delle altre tecniche vocali, le più diffuse delle quali sono attualmente la tecnica della maschera e la tecnica dell’affondo.

Al giorno d’oggi, quando si dice belcanto, si fa solitamente riferimento ai suoi aspetti generici di tipo estetico e stilistico (che sono anche quelli di cui ancora rimane una conoscenza abbastanza chiara e precisa), ma non a ciò che ne rende possibile la manifestazione e la realizzazione vocale, e cioè la sua precisa struttura tecnico-vocale. Da questo punto di vista vige la più totale confusione di idee. Una confusione tale che ha reso possibile un ulteriore paradosso, quello per cui eminenti studiosi del canto, che pure avevano una conoscenza autentica e profonda del belcanto, quando hanno cercato di delinearne le caratteristiche tecnico-vocali per contribuire a porre rimedio al declino della moderna scuola italiana di canto, sono caduti in abbagli ed errori clamorosi che hanno reso ancora più problematica la situazione della didattica vocale in Italia.

Proporre oggi il ripristino della tecnica vocale italiana storica non significa realizzare una mera operazione archeologica dato che, il canto, a differenza degli oggetti artistici dell’architettura, della pittura e della scultura, è in tutti i sensi (e non solo metaforicamente) una forma vivente. Proprio per questo esso però è anche fragile e vulnerabile e, se diviene oggetto delle moderne, maldestre operazioni di “vivisezione scientifico-meccanicistica”, facilmente si trasforma in un tronco morto (da albero lussureggiante che era…).

Antonio Juvarra (Direttore e Insegnante)
Antonio Juvarra (Direttore e Insegnante)

L’antica verità che ci è stata tramandata dalla scuola di canto italiana storica e che, come tale, è una verità senza tempo, ci parla a questo proposito di un suono puro (“limpido” e “purgato”), frutto della fusione armonica di determinate componenti sinergiche (sistema respiratorio, sistema articolatorio, sistema di risonanza), che dà luogo ad una perfetta sintonizzazione acustica e che è ad un tempo bello, naturale, potente, espressivo e facile.

Ci avviciniamo così a quello che rappresenta il vero e proprio nodo della didattica del canto attuale, che questo progetto si propone di districare, l’intreccio/intrico tra due diversi approcci tecnici: meccanicistico-foniatrico e senso-motorio. Il primo rappresenta l’orientamento (nato con Garcia nella seconda metà dell’Ottocento) della scuola moderna; il secondo (nato con la scuola di canto italiana belcantistica e culminato in Giovanni Battista Lamperti) rappresenta invece l’orientamento “antico”, da ripristinare. Secondo questa concezione antica si tratta di suscitare dal profondo, nell’ottica di un autocontrollo passivo e di un lasciar funzionare più che di un far funzionare, determinate coordinazioni muscolari naturali globali, che sono sepolte nel nostro corpo, ma che possono essere risvegliate fino a diventare dei servo-meccanismi tra loro coordinati che costituiscono un vero e proprio “cantante automatico” al servizio dell’arte.

Superando le segmentazioni operate dal moderno approccio foniatrico-meccanicistico, grandi figure di cantanti storici come Caruso, Pertile, Lauri Volpi e la Tetrazzini in pieno Novecento hanno riproposto con i loro scritti sprazzi illuminanti di questo approccio belcantistico.
Reintegrando tra loro queste sporadiche intuizioni, sarà possibile finalmente resuscitare questa antica prospettiva, una prospettiva nella quale la presa di coscienza profonda delle sensazioni (uditive, tattili, cinetiche e immaginative) gradualmente diventa la tastiera invisibile del cantante, un cantante liberato dalla sua gabbia pseudotecnica di robot produttore di suoni e finalmente restituito alla sua umanità di essere che cantando sente, esprime, vive….

 

I criteri operativi del belcanto

La tradizione tecnico-vocale del belcanto italiano si basa sui vocalizzi, che devono essere considerati come il fattore centrale di sviluppo della voce, da concepire quasi come i mattoni con i quali si costruisce una casa. È chiaro che se i mattoni vengono sparpagliati a caso sul pavimento e non si impara a metterli uno sopra l’altro, la casa non si costruirà mai. Analogamente, se scollegati da qualunque principio acustico, psicomotorio e metodologico, i vocalizzi rimangono dei meri espedienti per “riscaldare la voce”, il che rappresenta l’equivalente dell’usare un computer non come un computer, ma come un soprammobile…

Il significato funzionale dei vocalizzi si basa sulla seguente scoperta: con la semplice alternanza di più vocali su una stessa nota e/o di più note su una stessa vocale si realizza in toto il principio motorio dell’articolazione parlata, che così diventa il sintonizzatore automatico della voce.
Poiché la struttura dinamica e flessibile, ossia la naturale mobilità acustica che caratterizza la fonazione umana, si rende evidente con la semplice alternanza di due vocali o di due note, inizialmente la presenza delle consonanti deve essere ridotta al minimo per evitare che la consonante, pronunciata eccessivamente, “mangi” lo spazio della vocale e crei barriere tra una vocale e l’altra.

Vedasi in proposito la significativa prescrizione di Tosi (anno 1723), che recita: “Se il maestro fa cantare allo scolaro le parole prima ch’egli abbia un franco possesso del solfeggiare e del vocalizzar appoggiato, lo rovina”.

Debora Natoli (Insegnante)
Debora Natoli (Insegnante e Assistente del M° Juvarra)

Alla base della concezione belcantistica dei vocalizzi c’è questa doppia scoperta:
1. a determinare la perfetta sintonizzazione del suono non è mai la singola vocale, qualunque essa sia, ma è la giusta relazione dinamica tra due vocali o note musicali, la quale a sua volta è creata naturalmente dal rispetto del movimento semplice e sciolto dell’articolazione parlata naturale, dove anche le consonanti, al pari delle vocali, non sono fatte ma, vengono lasciate avvenire;
2. a creare il giusto spazio di risonanza necessaria al cantante perché il suono non risulti schiacciato e stretto, non sarà una forma esatta e prestabilita data da un’azione muscolare localizzata di apertura attiva della gola, ma sarà piuttosto una spaziosità “onnipotenziale” e indeterminata (cui poi darà la forma esatta la vocale) generata da un atto di distensione globale collegato con il reset ‘passivo’ dell’inspirazione.

Solo se collegato armonicamente col respiro naturale globale, il suono parlato si trasfigura in suono cantato, ma perché questo possa succedere, è indispensabile, in primo luogo, che la respirazione non sia stata profanata dalle cento forme di ingessamento del corpo rappresentate dalle tecniche respiratorie foniatriche e, in secondo luogo, che la respirazione non sia, quella naturale ma superficiale del parlato bensì, quella altrettanto naturale ma globale (o profonda) del sospiro di sollievo e della boccata d’aria.