Polarità eufoniche e disfoniche nel canto

di Antonio Juvarra

Alcuni pensano che la “maschera” e l’”affondo” siano i due legittimi elementi costitutivi di una polarità, rappresentata dalla rotondità e della brillantezza/focus, per cui dovrebbero essere mantenuti entrambi, integrandoli in una interrelazione equilibrata tra di loro. Non è così. Trattandosi di prodotti artificiali, basati su una coordinazione muscolare meccanica e statica e su uno squilibrio di partenza, ognuno di essi impedisce o ostacola il manifestarsi dell’altro, contrariamente a quanto succede se gli elementi naturali della brillantezza e della rotondità sono generati da processi naturali.

Per rendersene conto basta riflettere su questi fatti: l’affondo, teorizzando la massima apertura della gola e un abbassamento volontario e localizzato della laringe, blocca per ciò stesso la motilità naturale dell’articolazione, che è il fattore che sintonizza perfettamente il suono, cioè in sostanza inibisce il polo opposto alla rotondità, che è la brillantezza e il focus. Viceversa il metodo della maschera, teorizzando che la gola è uno spazio tabù, quasi una sorta di terreno minato, e che lo scopo è mandare avanti o fuori il suono, determina per ciò stesso una chiusura della gola, che inibisce la rotondità del suono.
Immagine Tao

In effetti, è dalla vera unità bipolare belcantistica denominata “chiaroscuro” (dove il ‘chiaro’ era l’effetto collaterale indiretto del semplice ‘dire’ e lo ‘scuro l’effetto collaterale indiretto del respiro profondo), che i moderni hanno ricavato e in un certo senso ‘estratto’ le caricature statiche della ‘maschera’ e dell’ ‘affondo’. In questo modo i due poli, che prima erano fusi e naturalmente compenetrati tra loro, si scindono ed entrano in lotta l’uno con l’altro. Respingendosi l’un l’altro, vengono fatti ‘coabitare’ coattivamente, col risultato che essi non saranno più in un’interrelazione armonica, basata sull’indipendenza sinergica di un elemento rispetto all’altro.

Un fenomeno analogo accade con gli atomi, i quali normalmente (cioè naturalmente) si attraggono tra loro, ma se cerchiamo di avvicinarli, allora si respingono. La forza attrattiva prevale, solo se gli atomi si compenetrano e non si giustappongono: esattamente come succede con i due poli del canto, chiamati ‘brillantezza’ e ‘rotondità’, ovvero il ‘chiaro’ e lo ‘scuro’ del vero chiaroscuro naturale (e non di quello, frutto di una scissione e ricomposizione artificiale, di Garcia!)

L’errore teorico fondamentale dell’affondo consiste nell’aver associato la rotondità del suono alla sua localizzazione in basso e all’abbassamento volontario DIRETTO della laringe, mentre l’errore fondamentale della maschera consiste nell’aver associato la brillantezza del suono alla sua localizzazione ‘avanti’ e nell’aver concepito la gola come tabù, semplice transito neutro del fiato/suono, ‘gola morta’, invece che come legittima cavità di risonanza, da accordare con quella della bocca.

Per tutti questi motivi, con l’affondo succede che i due elementi della polarità brillantezza/rotondità, invece di fondersi tra loro naturalmente come prescrive la tecnica belcantistica, vengono giustapposti e ‘incollati’ tra loro, stabilendo così un rapporto di subordinazione (e non di coordinazione) di un elemento rispetto all’altro. Simmetricamente, con la maschera succede che la concentrazione del suono, realizzata col procedimento meccanico del ‘portare il suono avanti’, impedisce la vera, completa apertura della gola e quindi la rotondità morbida del suono.

Ma c’è di più: nel caso dell’affondo, la ricerca in basso della rotondità impedisce non solo, come abbiamo visto, il manifestarsi della brillantezza naturale, ma, paradossalmente, anche il manifestarsi della vera profondità, che non è ‘spostarsi nella bassezza’ ma ‘vedere dall’alto la profondità’, il che può avvenire solo galleggiando e non affondando, da cui l’espressione tradizionale ‘cantare SUL fiato’ (e non SOTTO il fiato). Non dimentichiamo, incidentalmente, che il concetto di ‘profondità vista dall’alto’ è insito nel significato stesso del termine latino ‘profundus’ (da cui l’espressione di Virgilio ‘cieli profondi’), dal che si deduce che in realtà l’affondo distrugge sia la superficie sia la profondità, che devono rimanere due dimensioni che naturalmente coesistono e si co-appartengono, senza che una di esse venga annullata dal predominio dell’altra, come succede se si ‘affonda’ invece di ‘galleggiare sulla profondità’.

Analogamente la ‘maschera’ distrugge sia la profondità (da cui la voce viene sradicata con l’idea di dover ‘sostenere’, invece che ‘appoggiare’ il suono), sia il vero suono ‘alto’, trasformandolo o in un suono ‘campato per aria’ o in un suono ‘alto’ in modo sbagliato, perché raggiunto dal basso, invece di nascere GIA’ alto.

Insomma non bisogna mai dimenticare che, esattamente come il corpo umano per una precisa legge fisica da solo galleggia (a meno che non sia zavorrato,…), così il suono, se ben sintonizzato, da solo ‘vola’ (a meno che non sia ‘affondato’…)

Queste sono le cose vere (e non solo ‘supposte’, ma sperimentate!) che sono state ribadite nei secoli non dai “teorici” e neppure dai “pratici” ottusi del canto, ma dai ‘pratici’ PENSANTI del canto come Caruso, Gigli, Pertile, Lauri Volpi, l’ultimo Del Monaco, Magda Olivero, Luisa Tetrazzini, Lilli Lehmann ecc. ecc., prima che sbarcassero sul pianeta del canto i geni delle localizzazioni anatomiche e del canto un tanto al chilo…